Calderone e Vittimberga chiedono nuove regole per governare gli effetti dell’intelligenza artificiale
La crescita della produttività non assicura una ripartizione equa del valore generato dall’innovazione.
Guardare alle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale non come a un processo inevitabile da subire, ma come a un fenomeno da governare. È questa la linea emersa con chiarezza nel corso del seminario internazionale organizzato a Roma dall’INPS in collaborazione con l’ISSA, l’Associazione internazionale della sicurezza sociale, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo della ricerca e delle organizzazioni internazionali.
Ad aprire i lavori è stato il direttore generale dell’INPS, Valeria Vittimberga, che ha posto con nettezza il tema della distribuzione dei guadagni generati dalle nuove tecnologie. “Se l’intelligenza artificiale cambia profondamente il modo in cui la ricchezza viene prodotta, dobbiamo chiederci anche se siano ancora adeguati i meccanismi attraverso i quali quella ricchezza viene distribuita e contribuisce al benessere collettivo”, ha affermato.
Secondo Vittimberga, la questione centrale non è la tecnologia in sé, ma le scelte politiche e sociali che accompagnano la sua diffusione. “Non esiste un esito predeterminato. La tecnologia determina nuove possibilità produttive, sono le scelte economiche e sociali a determinare come quelle possibilità si traducono in benessere”.
Un’impostazione condivisa anche dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone, intervenuta nel corso dei lavori. “La domanda non è se cambierà il lavoro, ma se sapremo governare il cambiamento o ne saremo travolti. La tecnologia deve restare al servizio della persona”, ha dichiarato.
Calderone ha richiamato con forza il fatto che le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale non producono effetti soltanto sul piano dell’efficienza o della produttività, ma incidono direttamente sulle condizioni di milioni di lavoratori. “La tecnologia deve restare al servizio della persona”, ha sottolineato il ministro.
Nel suo intervento Calderone ha richiamato anche i casi di decessi sul lavoro registrati proprio nei giorni scorsi. “Sono quegli undici a dirci dove deve concentrarsi l’azione pubblica”, ha affermato, indicando nella tutela della vita, della salute e della dignità dei lavoratori il punto di riferimento per qualsiasi innovazione tecnologica.
Per Calderone, il rischio non è rappresentato dalla tecnologia in sé, ma dall’assenza di strumenti adeguati per governarne gli effetti. “Il rischio di essere travolti non viene dalla macchina che agisce, ma dall’inerzia di chi non costruisce, adesso, gli strumenti per governarla”.
La posizione espressa nel corso del seminario appare dunque chiara: le trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale possono produrre benefici concreti, ma soltanto a condizione che vengano accompagnate da politiche pubbliche in grado di garantire formazione, tutela dei lavoratori e redistribuzione dei benefici economici generati dalle nuove tecnologie.
Tra i temi emersi con maggiore evidenza durante il seminario internazionale organizzato dall’INPS e dall’ISSA c’è anche la necessità di accompagnare l’innovazione con strumenti di regolazione capaci di salvaguardare dignità umana e diritti fondamentali.
Secondo il direttore generale dell’INPS, Valeria Vittimberga, il punto non è fermare il progresso tecnologico, ma governarne gli effetti. “Gestire non significa fermare, significa accompagnare l’innovazione con strumenti che consentano di ricomporre i suoi effetti a livello sociale ed economico”.
In questo quadro, Vittimberga ha richiamato con favore l’impostazione adottata dall’Unione europea con il regolamento sull’intelligenza artificiale, sottolineando come il legislatore europeo abbia scelto di partire dalla tutela dei diritti fondamentali.
“L’approccio europeo riconosce che la tecnologia non è neutrale nei suoi effetti e che la dignità umana e i diritti fondamentali devono restare il perimetro entro il quale l’innovazione viene sviluppata”, ha osservato.
Secondo Vittimberga, la dimensione normativa assume un ruolo essenziale proprio perché consente di orientare i processi tecnologici verso obiettivi di interesse generale, evitando che siano guidati esclusivamente da logiche di mercato o di efficienza produttiva.
Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone ha posto al centro del proprio intervento un altro tema strettamente legato all’intelligenza artificiale: quello della formazione permanente e della qualità dell’occupazione.
Secondo Calderone, la rivoluzione tecnologica in corso non può essere affrontata con gli strumenti tradizionali. “Per questo l’Italia ha scelto di investire su un Osservatorio nazionale sull’intelligenza artificiale nel lavoro”, ha spiegato, indicando nella capacità di comprendere e anticipare le trasformazioni il presupposto per costruire politiche efficaci.
Particolare attenzione è stata dedicata al tema delle competenze. “Il World Economic Forum stima che entro il 2030 la metà delle competenze necessarie cambierà. Questo significa che non basta più formare una persona una volta nella vita: occorre costruire un sistema capace di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita lavorativa”, ha affermato il ministro.
Calderone ha inoltre sottolineato come l’impatto dell’intelligenza artificiale non riguardi esclusivamente l’automazione di mansioni ripetitive, ma incida sempre più anche sulle professioni qualificate. Da qui la necessità di rafforzare gli strumenti di aggiornamento professionale e di tutela occupazionale.
Un ultimo passaggio significativo riguarda il ruolo dei sistemi di protezione sociale. Calderone ha proposto di collegare l’Osservatorio sull’intelligenza artificiale nel lavoro con la base dati dell’INPS, con l’obiettivo di creare un sistema di allerta precoce capace di cogliere tempestivamente l’impatto delle trasformazioni tecnologiche sui percorsi lavorativi.
L’obiettivo dichiarato è duplice: garantire continuità nei diritti previdenziali e nelle protezioni sociali e rafforzare la capacità delle istituzioni di anticipare i cambiamenti occupazionali, individuando in tempo reale le necessità di formazione, riqualificazione e sostegno ai lavoratori coinvolti dalle trasformazioni tecnologiche.